Paroline

La tua prima parola è stata grazie (aci, circa). L’hai detta per un po’, per poi dimenticartene completamente.

La prima cosa che hai nominato davvero però è stata la palla. Prima era solo pa, poi è diventata pai. Ora ogni tanto dici paia ma rimane la fissa della pai.

Poi naturalmente: mamma, papà, nogno (le nonne invece son sempre le ultime ad essere nominate, a quanto pare).

Chiami Ia (la Isa o la zia) e Alby. La Nina e la Melly (Mei).

Poi pai, pai, e ancora pai.

Dal tuo primo compleanno hai cominciato a dire auguri, ed eri buffo (a-bui) e ci piacevi tanto e te l’abbiamo chiesto mille volte, poi ti sei stufato e adesso non lo sai dire più.

L’agua ti piace da impazzire, diciamo che sta al livello delle pai. Dici nanna (e appoggi la testa sul lettone). Gli aei (aerei) sono diventati molo apprezzati dopo un certo show a cui ti han portato il papà e il nonno, insieme alla luna (lua) che hai guardato con la Isa e i bambini nel giardino di fronte una sera d’estate.

Poi è venuta la mania del biobio, ovvero qualsiasi affarino che può esser fatto girare con la mano. Il gioco consiste nel far roteare il biobio dicendo bio bio bio bio. Uno spasso! 🙂 Il papà te ne ha costruiti tanti con mollette, filo e sacchettini di tè scaduto. Ma tu trasformi in biobio un po’ tutto quello che trovi. Tutto per te gira gira (gìa gìa)!

Ahia ahia (ad esempio le lampadine, come hai imparato a Carloforte) e bububa (la tua prima sbucciatura sul ginocchio, da una caduta a Bibione mentre giocavi a pallone sul cemento).

Hai cominciato a dire pipì a 14 mesi, con mia grande soddisfazione. Adesso (16 mesi) lo dici un po’ prima di farla, ma anche se si tratta di fare la cacca, che a volte ha anche una parola sua: tata, questa accompagnata dalle manine tese e lo sguardo melodrammatico perché vuoi che ti porti a farla sul wc. Certo capita spesso che tu dica pipì mentre la fai, magari sopra il cesto dei vestiti da stirare (!), o che lo dica indicando uno dei ciotolini in cui te la facciamo fare, come metonimia, il contenuto per il contenitore, insomma si vede che diventerai un poeta come lo zio Ga! 😀

Poi dici tita! e ti servi da solo.

Quando mi picchi (speriamo che passi presto la fase!) ti dico “no no! Cara la mamma!” e tu ormai hai imparato e dai uno schiaffone seguito da “caia, caia” (con carezzine).

Insomma volevo contare le tue parole ma ormai ne ripeti troppe, come fagiolo (giolo), orologio (idem) o zibibbo. Usi verbi come aprire (api api!), dici “ancora” (pua pua), e dopo una sera coi nonni ci hai fatto bubusettete (a modo tuo). 😀

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